Premessa
L'indovinello
consiste in un breve enigma e presenta di solito struttura metrica.
Quest'ultima, tuttavia, non è una componente essenziale e non può esserlo in un
mondo, come quello popolare, dove nulla si preconfeziona a tavolino ma dove
tutto nasce in modo schietto e genuino.
Fin dai tempi più remoti,
l'indovinello è stato adottato da tutti i popoli come elemento per esternare i
propri pensieri sulle cose di tutti i giorni: oggetti e loro utilizzo, uomini e
sentimenti, animali e lavoro, amore e sesso, attraverso dei procedimenti di
comparazione con altri oggetti, altri animali, altre situazioni
ecc.
L'abilità del ricevente consiste nel saper cogliere il riferimento esatto
dell'indovinello, non perdendo mai di vista il contesto sociale e culturale dal
quale egli ha preso forma e vita.
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GIOCHI
DI SOCIETÀ' : ESPEDIENTI NECESSARI PER ALLEVIARE LE DURE FATICHE DELLA
GIORNATA
I PASSATEMPI DEL BEL TEMPO CHE FU
COME
SI DIVERTIVA LA GENTE UMILE DI CALABRIA NEI MOMENTI DI
SOCIALIZZAZIONE
Quando ci si riuniva
nel mese di marzo, nel tempo detto "`u zapparìellu", cioè quando si zappettava
il grano ( per garantirne una migliore crescita e produzione ) ci si
rinfrancava, alla sera, con dei giochi di società: uno tra questi era “`u
cucuzzaru", gioco noto anche alle nuove generazioni. Chi sbagliava pagava il
pegno: le donne solitamente davano in pegno fermagli per capelli ( un tempo
quasi tutte usavano le trecce ), catenine, anelli, ecc., gli uomini cinghie,
cappelli, fazzoletti ecc. Per riavere l'oggetto ipotecato bisognava attenersi
alle disposizioni del “cucuzzaro" : baciare una persona speciale, compiere un
gesto imbarazzante, commettere un'azione rischiosa, recitare uno scioglilingua o
rispondere esattamente ad un indovinello.
Ed erano proprio questi
ultimi che procurano nei parcecipanti al gioco le risate più fragorose.
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E' tunnu e 'nun è munnu; è russu e 'nun è fùocu; è virdu e 'nun
è erba (Anguria) |
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'Ncielu c'è, 'nterra 'nun c'è; Luvigiu l'ha davanti, Paulu l'ha
d'arrìeti (Lettera "L") |
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'Oi 'cchì gustu, 'oi 'cchì piacìri quannu s'accùcchianu pilu e
pilu (Ciglia) |
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Fimmine schette e maritate, tutte quante l'hannu provatu e
quannu si l'hannu misu...'cchì duluri c'hannu 'ntìsu
(Orecchino) |
Anche da una lettura
rilassata dei sopra esposti indovinelli emerge forte una caratteristica di
AMBIGUITA' E DI DOPPIO SENSO.
".....'Oi 'cchì gustu, 'oi 'cchì piacìri, quannu
s'accùcchianu pilu e pilu....."
Scopo dei continui
riferimenti sessuali negli indovinelli era quello di
riderci sopra nel momento in cui venivano pronunciati dagli intrattenitori di
turno. Era questo un modo per trascorrere ore liete e rinfrancarsi dal pesante
lavoro della giornata. Questi brevi rompicapi, di solito a strofette, si
presentano talvolta, anche in forma narrativa ma in ambedue i casi essi assumono
un carattere popolare proprio per avere come riferimento cose abbastanza comuni
e facilmente intuibili.
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'Ntra 'na stalla ccì sù 32 cavalli e unu russu chi cavucìe a
tutti quanti (Denti e
lingua) |
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E' bìellu 'a lu vidìre, è caru all'accattàre: ìnchialu 'e carne
cruda e lassalu stare
(Anello) |
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'A figlia 'e piripindoscia 'nun tene nè carne, nè pelle, nè
ossa. Ma 'a mamma e piripindoscia tene la carne, 'a pelle e l'ossa
(Ricotta - Capra) |
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E' granni quantu 'nu pugnu però inchiade la casa
(Lampadina) |
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Cientucinquanta supra 'na banca; 'a cuda 'e ùaru e la capu
janca (Cipolla) |
A parte lo scopo di
divertire adulti e bambini, uomini e donne, gli indovinelli erano un ottimo
pretesto per organizzare delle competizioni. Le metafore "piccanti" che essi
presentano non sono solo, a nostro avviso, creazioni simpatiche e piacevoli, ma
sono ulteriore dimostrazione di come la saggezza popolare è grande e si esprime
anche attraverso questi brevi componimenti che unitamente ai proverbi, agli
scioglilingua, ai canti, ai racconti ecc., vanno dritto nel cuore delle persone
sensibili. Sosteniamo, dunque, le tradizioni della nostra terra
!
Recuperiamole, finché è possibile, cominciando anche da queste piccole
cose nel tentativo di riacquistare quella perduta socialità che era alla base
delle comunità di un tempo.
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Gire 'la casa casa, e pue si và mìnte 'a 'na rasa
(Scopa) |
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Trasa tisa ed escia muscia
(Pasta) |
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Avuta cumu 'nu castìellu, tene la ciampa cumu n'anìellu
(Canna) |
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Vìegnu 'e Napuli furiusu e 'cciù 'nzàccu 'ntrù piluisu
(Pettine) |
I luoghi dove avvenivano
tali riunioni erano i
pagliai.
Qui
abitualmente ci si rinvigoriva mangiando ( ognuno portava con sé le proprie
cibarie ), qui si accendevano dei grandi fuochi e qui si giocava. Il tutto
avveniva in un'atmosfera simpatica e briosa e la cosa vi si ripeteva più volte
anche in altri periodi dell'anno: nel tempo della raccolta delle olive, nel
tempo della mietitura, nel tempo della vendemmia, cioè in quelle occasioni di
lavoro, o in qualsiasi incombente opportunità dove non era possibile fare
ritorno a casa alla sera, ma si era costretti a rimenere in loco ( pernottando
nei soliti pagliai ) per periodi più o meno lunghi.
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Piscia unu e piscianu tutti
(Tegole) |
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'Nun tene vucca e parra, 'nun tene pedi e camina
(Lettera) |
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Gira girannu, vota votannu: fà chìlla cosa e pue si riposa
(Chiave) |
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'Ntra muntagna nascia, 'ntra muntagna criscia, vene dintra e fà
fragasciu
(Tilàru) |
".....'Nun tene vucca e parra, 'nun
tene pedi e camina....."
Carlo Grillo
Articolo
pubblicato su "La Provincia Cosentina" Anno II N° 70 - 12 Marzo 2000 pag.
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