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SPECIALE CAMPANA

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COSENZA

 
   
 
       Cosenza  -  Panorama e Centro Storico


Consentia città dei Bruzi, nacque cinque secoli a.c. sul colle Pancrazio che domina la valle in cui scorre il fiume Crati.
Ai nostri giorni si compone del nucleo urbano antico ed un altro di più recente tormaziorie sviluppatosi nella parte bassa della valle.
Nell'antichità la metropoli dei Bruzi fù conquistata da Alessandro Molosso Re d'Epiro.
In seguito alleata di Annibale nella seconda guerra Punica. venne nel 204 A.C. occupata dai romani che ne fecero tappa importante nei traffici con la Sicilia.
Narra la leggenda che Alarico Il  Re dei Visigoti venne sepolto sotto il fìume Busento con i tesori provenienti dal saccheggio di Roma.
Dominata più tardi dai Longobardi e Bizantini, nel 986 vènne devastata dai Saraceni.  In seguito sotto il dominio dei Normanni, Angioini, Aragonesi e Spagnoli, fù sempre il più importante centro della Calabria settentrionale.
Rimangono a noi molte testimonianze, delle varie civiltà susseguitesi nell'arco dei secoli ed è nostro proposito accompagnarvi in un locale itinerario, visitando quelli che sono i luoghi che hanno fatto un pò la storia di Cosenza.
Fa da elemento di congiunzione tra vecchio e nuovo la chiesa di San Domenico passando sopra il Busento dal ponte di Mario Martire, a sinistra troviamo Corso Telesio, un tempo fulcro dell'attività economica della città, che ancora oggi conserva tracce del passato nei portali in pietra. nelle vccchie insegne dei negozi e nelle artistiche ringhiere dei balconi.
In cima alla salita troviamo piazza Duomo; costruito nel 1185, consacrato nel 1222 in presenza di Federico II di Svezia.
Salendo ancora per Corso Telesio arriviamo in piazza XV Marzo considerata una delle più belle piazze d'Italia, con al centro il monumento di Bernardino Telesio ( 1509-1588).
Illustre fìlosofo dell'Accademia Cosentina, fondata da Giovan Paolo Parisio. L'Accademia tutt'ora attiva, ha sede nella stessa piazza. In un edificio che ospita anche la biblioteca comunale e museo civico.
Ai lati troviamo il teatro comunale intitolato Alfonso Rendano, il Palazzo della Prefettura e sul lato meridionale fa da ornamento l'ingresso della Villa Vecchia con uno splendido giardino.
Alla fine del nostro giro troviamo in cima al colle Pancrazio il Castello costruito verso il l000 e completato dagli Aragonesi dai suoi spalti si domina il meravIglioso panorama della città e dei contrafforti della Sila.
Inoltre troviamo la Chiesa di San Francesco di Assisi fondata nel 1217 dove all'interno sono custodite tele del pittore fiammingo Willem Borremans (1705) racchiuse da cornici barocche, il Pulpito in legno scolpito, del settecento, l'altare maggiore in stile barocco sul quale spicca un dipinto del seicento raffigurante  Cristo in Croce, degna di nota è pure la sagrestia con soffitto in legno del XVI sec.
Dal 1978, il convento è sede del laboratorio di restauro della soprintendenza ai beni artistici e storici della Calabria, inoltre ospita un importante raccolta di opere d'arte provenienti da tutta la Calabria.

                    Il Castello Svevo

Domina il capoluogo Bruzio, sui 380 mt sul colle Pancrazio, il castello innalzato dai Saraceni, si pensa sulle rovine della Rocca Bretica.
Rimaneggiato dopo il 1000 DC dal califfo Arabo Saati, intorno al 1130 venne rinforzato dal Duca dei Normanni Ruggero II .
Nel 1184 però fù distrutto dal terremoto e solo verso il 1239 Federico II di Svevia ne curò la ricostruzione.
Edificato con blocchi di tufo calcareo provenienti dalle cave di Mendicino e Laurignano, il castello svevo era a pianta rettangolare e a diversi piani con due torri quadrangolari e due poligonali agli angoli.
Nell'anno 1433 da fortezza militare, il castello venne adattato a residenza principesca per ospitare Luigi III d' Angiò con sua moglie Margherita, figlia di Amedeo VIII di Savoia, più avanti verso la metà dello stesso secolo, durante il dominio degli Aragonesi, fu anche la dimora di re Alfonso.
Negli anni dei conflitto AngioinoAragonese venne adibito a zecca per monete d'argento e rame nonostante gli usi plurimi però, il castello di Cosenza rimaneva ancora nel 1500 uno dei fortilizi militari più importanti della regione. Nel 1540 fu utilizzata come deposito di armi e munizioni e venne allo stesso inaugurata come prigione.
Nel 1560 vi fu rinchiuso il pastore calvinista Gian Luigi Pascale, che durante il periodo di prigionia, scrisse diverse lettere ai Valdesi di Calabria. Dal 1630 ha inizio la lenta decadenza del castello ad opera dei ripetuti terremoti che ne rovinarono prima i piani superiori, i baluardi e le torri (1638), e poi le murature (1659).
Intorno al 1700 fu chiesta in donazione perpetua al Re di Napoli dall' Arcivescovo di Cosenza Michele Maria Capece Galeotta, per essere adattato a seminario. Restaurato successivamente da Gioacchino Murat, venne ancora una volta danneggiato dal terremoto nel 1835. Sotto il governo Borbonico usato nuovamente come prigione politica dopo l'insurrezione dei 1844.
Vi vennero incarcerati numerosi patrioti tra i quali Domenico Mauro, Biagio Miraglia e Tommaso Ortale.
Minato da ulteriori terremoti (1852-54-70) divenne proprietà del demanio dopo l'unità d'Italia e nel 1883 fu acquistato dal Comune di Cosenza in un asta pubblica.
Danneggiato nel 1905 dal terremoto venne sottoposto nel corso di questo secolo a vari restauri che hanno cancellato quasi totalmente le tracce architettoniche dei periodi Saraceno e Normanno, conservando oggigiorno solo i resti delle strutture Sveva e Angioina.
Rimangono a noi un portale tufaceo datato 1743, l'androne coperto da ogive con mensole scolpite che sorreggono costoloni prismatici, un vasto corridoio detto dei fiordalisi dallo stemma Angioino inciso sugli archi svevi, i resti delle sale interne che presentano volte ogivali poggianti su colonnine con capitelli a fogliame, un salone con volte ad archi acuti alcuni in stile Normanno ed altri di epoca Sveva, la torre ottagonale dell'ottavo secolo, l'unica superstite, il piano superiore a cui si accede ad una scalinata seicentesca tra cui si può avere una vasta panoramica della valle del Crati, dei monti della Sila e della catena pre-appenninica.

                      Il Duomo

La Cappella della Madonna del Pilerio venne eretta in stile Barocco nel 1598 su progetto di Andrea maggiore di Carrara e completata nelle decorazioni in Marzo da Gennaro Pesce di Napoli nel 1776 il dipinto d'olio, che dà il nome alla cappella risale al sec. XV da un ignoto autore, venne ripetutamente restaurato e parzialmente rifatto verso la fine dei 1700 mentre nel 1854 fu inserito in una cornice d'argento.
Collocato sull'altare della cappella, il quadro, è fiancheggiato da

 due angeli in marmo reggentiuna corona, scolpiti nel1778 da Giuseppe Sammartino di Napoli databile 1771. Sulle pareti della cappella un dipinto dell'immacolata attribuito a Luca Giordano e una pala raffigurante lo sposalizio della vergine, di ignoto meridionale del 1700.  
La cappella dell'arciconfraternita della morte eretta nei primi dei XVII sec, modificata con stucchi Barocchi nel 1756,  ha un altare opera di marmorari Napoletani del 700. Sull'altare è posta la pala raffigurante la Madonna delle Grazie, eseguita da un locale pittore seicentesco.
Nell' abside figurano alcune tele del pittore F. Bruno risalente al 1775 Incas sate in una parete della cappella, ed evidenziate da una lapide, vi sono le ceneri dei patrioti cosentini del Marzo 1844.
Nel braccio sinistro del transetto è posto il monumento funebre della Regina Isabella d'Aragona , morta a Cosenza il 28 Gennaio 1271. Figlia di Giacomo I°  e moglie del Re di Francia Filippo III l'Ardito, cadde da cavallo mentre tornava con il marito da Tunisi, dove era morto il Santo Re Luigi IX, padre di Re Filippo.
Il monumento, privo del corpo della Regina traslato in Francia, fu eseguito nel 1271-72 da maestranze Francesi. Rinvenuto nel 1891 nel corso di lavori di ripristino, è costituito da un trittico diviso da colonnine con capitelli a fiori, inserito in una nicchia ad arco acuto.
Nei tre compartì sono a sinistra la statua della Regina Elisabetta in ginocchio, al centro la statua della Vergine col Bambino e a destra la statua genuflessa di Filippo l'ardito o, secondo alcuni del conte di Neves.
Nell'abside centrale, dietro l'altare maggiore, vi è una serie di affreschi in tredici scomparti incassati, collegati da archi acuti con capitelli Corinzi. Vi si raffigurano i dodici apostoli dipinti nel 1896 da Paolo Vetri e, al centro, la Madonna Assunta, eseguita da Domenico Morelli. Nella Navata di destra è collocato un sarcofago marmoreo, scultura del II° sec. a.c. rinvenuto nel sottosuolo del tempio nel 1935 durante operazioni di ripristino.
Probabile relitto di una necropoli precristiana preesistente nell'area in cui sorse l'antica cattedrale, il sarcofago ha su ogni lato un bassorilievo con un grifo accosciato e sul fronte una scena figurata di caccia al cinghiale comprendente dieci personaggi.
I resti ossei contenuti nell'urna sembrano attribuibili ad Enrico VII di Hohenstaufen detto lo sciancato, figlio di Federico II.
La sagrestia, costruita dall'Arc. Michele CapeceGaleota nel corso della ristrutturazione Barocca della Cattedrale, comprendente una porta traforata e una serie di armadi in noce intagliati nel 1756 da artigiani Roglianesi. Negli armadi si conservano paramenti sacri decorati del 1500 e del 1700, oltre a reliquiari seicenteschi calici del 1793 e busti metallici di santi risalenti ai sec. XVII XVIII. Sulla porta d ingresso, vi è una tela raffigurante lo sposalizio della Madonna, dipinta nel 1863 da Giovan Battista Santoro.

                                                                                                                                                 Il Teatro A. Rendano

Nel 1819 con un decreto dell'intendente Aessandro Mandarino dove prima era situato un monastero dei gesuiti poi abbandonato (1767), fu costruito un teatro promosso dal barone Vincenzo Mollo, progettato dall' Ing. Fazio ed eseguito da Vincenzo De Grazia fu terminato nel 1830 e intitolato a Re Ferdinando di Borbone.
Nel 1850 i gesuiti, rientrati in città chiesero a Re Ferdinando l'abbattimento del teatro e la ricostruzione della loro chiesa.
Nel 1853 il teatro, tranne il pronao templarecon quattro colonne doríche e il frontone in stile neoclassico, venne demolito, però il Consiglio della Provincia non concesse il permesso per la ricostruzione della chiesa, così l'edificio demolito rimase per anni un rudere finchè non venne adattato, dopo la definitiva soppressione dei Gesuiti, a sede del liceo.
Nel 1877, sull'area del largo della Prefettura, fu iniziata la ricostruzione dei Teatro Comunale, finiti i lavori nel 1905 si verificò il crollo del plafond cosa che ritardò l'inaugurazione che avvenne nel 1909 il 20 ottobre con la rappresentazione dell'Aida seguita dal Mefistofele e dal Rigoletto. Prestarono la loro opera decorativa artisti quali Giovanni Diana di Napoli (sala), Enrico Saffi (soffitto), Paolo Veltri e Domenico Morelli (velario). Intitolato all'operista Alfonso Rendano nel 1943, durante il conflitto mondiale venne danneggiato da un incursione aerea in modo grave.
Negli anni del dopoguerra fu dimora degli sfollati. Nel 1960 ebbe inizio la definitiva ricostruzione fedele all'impianto del vecchio edificio.
I lavori furono completati nel 1966, il 7 gennaio 1977 vi fu l'inaugurazione con la rappresentazione della Traviata. Dal 1977 il teatro A. Rendano è stato dichiarato con decreto ministeriale teatro di tradizione.


Speciale Via Popilia

UN GLORIOSO PASSATO IN MEZZO A TANTI PRECONCETTI

 
QUANTA STORIA A VIA POPILIA



A proposito di preconcetti, cosa fate quando vi viene presentata una persona che dice di abitare in via Popilia…..storcete il naso, lo guardate dall'alto in basso, abbozzate un sorriso ironico, o fate finta di niente ma dentro di voi pensate “deve essere un poveraccio oppure un delinquente”? Se poi vi capita di dover parcheggiare la macchina in quella via per andare…che ne so, al palazzetto dello sport o alla Parrocchia di “S. Francesco Nuovo” cosa fate….Chiudete bene sportelli e bagagliaio, portate con voi stereo, occhiali da sole e cellulare…e, una volta entrati, uscite ogni cinque minuti a dare un'occhiata? “Certo che in Via Popilia non ci abiterei per nessuna cosa al mondo” A chi non è mai capitato di imbattersi in simili esclamazioni? Non sono pochi a pensare (ahimè) che in Via Popilia rubano negli appartamenti, tagliano le gomme, sfilano le borsette, sparano con facilità….e tutto ciò, solo in via Popilia.

Certo, i fatti di cronaca a volte incoraggiano queste tesi ma i lettori attenti sanno che eventi più o meno simili avvengono (ancora ahimè) dappertutto. Perché colpevolizzare solo questa via sfortunata? Perché sfortunata? Perché qui abita gente che aveva bisogno di un'abitazione dignitosa. Non dimentichiamo che la stramaggioranza degli abitanti di Via Popilia proviene dal centro storico, quando di storico non c'era niente ma solo e soltanto degrado visibile e annusabile. Molti abitavano in stanze umide e tetre in stretti vicoli bui, con servizi igienici molto precari e in situazioni di promiscuità. Poi l'assegnazione delle case comunali e una situazione che migliora a vista, ma anche un grande marchio stampato sulla fronte: “Gente di Via Popilia”. Gente che è stata volontariamente ghettizzata e non integrata nel tessuto sociale e urbano della città, altrimenti non si spiega come mai hanno costruito le case in fila, tutte uguali e tutte concentrate nella stessa area. L'idea di “quartiere popolare” evidentemente è piaciuta e piace ancora a chi ha sempre l'indice puntato verso qualcuno o qualcosa, forse per scaricare le proprie colpe o semplicemente frustrazioni.
Ma la medaglia, come si sa, ha due facce, perché non proviamo (anche solo per gioco) a dire che gli abitanti di Via Popilia sono dei privilegiati? Se c'immergiamo nella storia dell'antica viabilità vediamo che già Strabone (64 a.C. - 24 d.C.) nel sesto libro della Geografia afferma: “C'è poi una terza strada che parte da Reggio, passa attraverso i territori dei Bretti, dei Lucani e dei Sanniti e arriva in Campania, dove si ricongiunge alla Via Appia. Questa strada passa attraverso i Monti Appennini ed è più lunga di tre o quattro giorni rispetto a quella che parte da Brindisi”. Il riferimento è a Via Popilia o Via Aquilia, così chiamata perché ne iniziò la costruzione il console P. Popilio e fu poi completata dal console M. Aquilio Gallo. La costruzione della Via Popilia fu iniziata dal primo nel 182 a. C. e fu portata a termine dal secondo nel 134 a. C. La storia romana, dunque, è passata anche da Via Popilia, la via che ora tutti detestano, diventando un pò anche storia nostra, dei nostri avi. Oggi non vi è nessun'impronta materiale del glorioso passato, i nostri predecessori non sono stati in grado di preservare l'inestimabile valore storico, ma noi sforziamoci di avere rispetto di quelle impressioni che solo antichi luoghi regalano.

                                                                                                                           
                                                                 Carlo Grillo

"La Provincia Cosentina",  Anno V  N° 293 - 25 Ottobre 2003

 

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ACRI

 

Oltre 20 000 abitanti, a mt 720 sul livello del mare, Acri sorge sui contrafforti nord-orientali della Sila Il suo nome, infatti deriva dal Greco "Akra' (vetta di monte). Secondo alcuni sarebbe l' antica “Pandosia” mentre per altri, sarebbe sorta tra le rovine di "Acheruntia". Fondata al tempo dei Bruzi, ha avuto notevole rilevanza nel medioevo anche per le attività che vi svolgevano gli ebrei. Diversi gli appuntamenti da non perdere. La festa del Patrono Beato Angelo (30 di Ottobre). Il mercato del bestiame ogni sabato e domenica. Molto interessante da visitare:
 

  

Il Castello (sec XV), quello che resta dei Muraglioni.


 

  

La Chiesa di S Francesco di Paola.


 

  

La Chiesa dei Domenicani con portale cinquecentesco e altare in stile barocco.


 

  

La Chiesa di S. Nicola (sec. XV).


 

  

La Chiesa del Beato Angelo (sec.XVIII).


 

  

Chiesa di S. Maria Maggiore di costruzione medievale rifatta nel 1700.



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MENDICINO
 

 

Situato 9 km da Cosenza a 500 mt. sul livello del mare sorge Mendicino. Le origini sono incerte secondo alcuni storici si potrebbe identificare con l'antica "Pandosia" capitale degli Enotri. Mendicino conserva un notevole patrimonio artistico e culturale custodito nelle diverse chiese che si trovano nel suo territorio. I quartieri più antichi sono "Castello" e "Pilacco". Castello conserva antichi ruderi tra cui un arco, antico accesso al paese. Caratteristici i 132 gradini, scavati nella roccia, che conducono alla "Torre dell'orologio" che domina su tutto il paese. A Pilacco si trova l'antico "Palazzo del Gaudio" oggi Campagna (1780) costruita con pietre di tufo lavorate a mano dagli scalpellini locali.
 

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MONTALTO UFFUGO




Sorge a 20 Km da Cosenza a m t 470 (s.l.m.) ha una densità di popolazione di 15000 unità c.a. Ubicata nella zona di Montalto Uffugo vi era l'antica Aufugum edificata dagli Ausoni che a $eguito della emigrazione dei coloni greci dalla Magna Grecia subì l'influenza ellenica divenendo una importante città della confederazione Brettica Conquistato dai Romani l'abitato fù trasferito sulle colline la dove è l'attuale Montalto divenne nel 1100 dominio dei Normanni e vi si insediarono in seguito anche Ebrei, Valdesi, Albanesi Il primo Gennaio 1489 Ferdinando 1° D'Aragona dichiarò Montalto "Città" L'11 Giugno vi si consumò l'eccidio dei Valdesi vi hanno operato l'accademia Montaltina (1617) fondata dal medico filosofo Francesco Foscarini, l'accademia degli inculti (1701) dal Carmelitano Elia D'Amato con l'unificazione dell'ltalia al nome Montalto fu aggiunto "Uffugo".
Comune ricco di tradizioni storiche ricordato tra gli altri da Tito Livio, per un fatto accaduto nel centro storico di Montalto il musicista napoletano Ruggero Leoncavallo, che vi passò la sua infanzia si spirò per la famosa opera Lirica "I Pagliacci", da Visitare la Madonna della serra, costruita nel Medioevo, la chiesa di S Francesco da Paola ed il convento dei Minimi costruito nel secolo XVI che custodisce l'unico ritratto originale del santo; la chiesa di S. Domenico (sec 400-600) che conserva una facciata barocca, la chiesa di SAntonio che custodisce un'Altare Maggiore attribuito a Domenico e Maurizio Ofras, il Monastero di S.Chiara realizzato alla fine del 1500 conserva una pregevole pala dell'altare a 4 colonne, nella chiesa di S.Giacomo (sec XVI) si conservono le statue dei Misteri opera dello scultore Italo-Albanese Michele Trotta di SBenedetto Ullano che il sabato Santo vengono portate in processione per le vie della città.

 

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PAOLA



E' il centro più importarite della riviera dei cedri. Conta circa 15.000 abitanti. Fondata probabilmente dagli Enotri Paola fu chiamata Patik, poiché era divenuta dimora di famosi artisti del tempo.
Infeudata ai Fuscaldo appartenne poi ai molteplici feudatari fino a quando verso la fine del sec. XV le fu concesso il titolo di città da Alfonso II D'Aragona. Subì gravi danni durante le invasioni dei Turchi che nel 1554 devastarono anche il convento. Il destino della città è legato soprattutto alla figura di San Francesco di Paola  vissuto fra il 1416 e il 1507 e famoso in tutto il mondo.


Il Santuario di San Francesco è senza dubbio il monumento più significativo di Paola. Esso risale al 1595 ed ospita le reliquie del Santo. La facciata della chiesa e di linee rinascimentali e barocche. L'interno cui si accede per un portale quattrocentesco è a due navate asimmetriche. Il ciostro ha volte crociera e conserva affreschi dell'epoca. Un ampio fabbricato settecentesco,  alla destra della basilica. custodisce la biblioteca.
E' consigliato il giro dei miracoli, un itinerario sui luoghi che ricordano gli interventi miracolosi di San Francesco nei dintorni del Santuario. C'è il macigno pendulo bloccato in bilico dal Santo mentre precipitava, la fornace dove San Francesco fece risorgere dalle fiamme il proprio agnello Martino, la sorgente fatta scaturire dalla roccia. Nel centro storico ci sono poi altre interessanti chiese.

 

La chiesa della Madonna di Montevergine con l'arco di San Francesco, la chiesa del Rosario, la chiesa Matrice, la chiesa di San Franceschiello che ha un bel portale in arenaria, la chiesa di Santa Caterina con portale del 1493 e infine la casa natale del Santo, in piazza XXIV Maggio, ora trasformata in chiesa.
Degni di nota i ruderi del castello aragonese con una torre cilindrica e una torre costiera dei secolo XVI .

 

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ROGLIANO



La Chiesa della Madonna delle Grazie, dall'aspetto esterno quasi di torre colonica, è posta a ridosso di una collina ubertosa e pittoresca. Già l'Adami, in un suo studio sui monumenti di Rogliano, occupandosi della detta Chiesa, scriveva: “la Chiesa della Madonna delle Grazie (Camino) con quelle semplici forme architettoniche della porta e dei finestrori in tufo, venne costruita nel 1611 secondo il Morelli, nel 1569 secondo l'Andreotti”. Sembra, a quando narra Il Morelli, che al posto di questa Chiesa esistesse una volta l'antichissima Chiesa di S. Sofia, ed Infatti nell'altare maggiore fu ritrovato un marmo con l'iscrizione “Bert" (del Brezi ) e caratteri greci furono rinvenuti sul portale. L'esterno non ha nulla di notevole, solo un finestrone in tufo: ma basta entrare per rimanere estasiati, attualmente la Chiesa è stata restaurata ed è chiusa, l'altare tutto in legno scolpito, rifulge in tutta la sua magnificenza, lavoro di precisione e tecnica dei sec. XVII, contrastante nel sua fulgido oro con la semplicità architettonica e con la ristrettezza del luogo. E dall'alto, armoniosamente scolpito a cassettoni curvilinei, con pregevoli modanature in oro zecchino, Il soffitto ligneo si curva quasi a racchiudere dentro Ia volta il sogno del visitatore. Questi è il pregio maggiore di tutta la Chiesa, in questo soffitto in cui artisti del '600 profusero tutti i tesori della loro tecnica, su cui sembrano realizzati i sogni dei più audaci intagliatori del legno di Rogliano. Nel mezzo del soffitto, come anche nel quadro dell'altare maggiore, l'immagine della Vergine SS. , scolpita con invidiabile precisione di dettagli, sembra stendere li suo manto di protezione sugli oranti, mentre tutto intorno a lei si svolge in ricche volute dorate che sembrano fare del legno il più malleabile dei più preziosi metalli.



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ROSSANO CALABRO
 

 

Icona Acheropita

Acheropita, significa dal greco  “non dipinta da mano umana”. Narra la  leggenda,che Filippico I, mandato dall'Imperatore Maurizio a costruire a Rossano una Chiesa alla Madre di Dio, si accorse un giorno del dipinto apparso per miracolo sul muro della Chiesa. Lo stile del dipinto è tipicamente Bizantino e viene conservato al centro della Cattedrale in una sfarzosa cappella costruita tra il XV e il XVIII secolo.

La Cattedrale

La Cattedrale è cosiituita da un primo nucleo di epoca Bizzantina arricchito nel corso dei secoli da diversi elementi gotico - angioini. La struttura a tre navate persenta vari elementi notevoli per stile : tele dei secoli XII e XIII, Pulpito del secolo XVIII, Altare dell'Acheropita di fine secolo XV, porta piccola del secolo XV. Si fanno notare, diverse strutture marmoree di epoche varie, il tetto ligneo risalente al XVII secolo e un organo a canne dei 1622. Restano del periodo Bizantino due colonnine esterne al portale laterale e l'icona della Madonna Achiropita.

 

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       Zone   Archeologiche    




 

Campana

Fossili nel Canyon di Campana

Campana, 21 Ottobre 2007 - Care amiche e amici, ovunque si vada, nel territorio di Campana possiamo trovare dei fossili di varie qualità, bellezza ed età, come ad es. nella zona del cimitero e della fiera della Ronza le grosse conchiglie, i clypeaster (riccio di mare) a forma pentagonale e perfino qualche dente di squalo. Trattasi di fossili di epoca più recente, come il Miocene e l'Eocene, di 1-50 milioni di anni fa. Ma se ci spostiamo nel canyon di Campana ci imbattiamo nei fossili più remoti, come Ammoniti, gli "Ammonoidi" (molluschi a forma di chiocciola) del Cretacico, Giurassico e Carbonifero di 65 e 330 milioni di anni fa. Nel video che segue vediamo un'escursione nel canyon, in cerca di Ammoniti, con i protagonisti Massimo Ionfrida (turista milanese) e Antonio Leone (ziu Totonnu)...e me, come Boy-Scout e guida turista. Io personalmente ho iniziato a raccogliere le prime conchiglie, quando avevo 11 anni...ma dal 1998 ho iniziato grazie all'amico geologo Andrea Burza, ad avvicinarmi e ad appassionarmi ancora di più al mondo dei fossili...  Non mi resta che  augurarvi una buona visione

Carmine Petrungaro 

 

 

Canna

Reperti, d'età classica sulla collina Santojanni.

Carolei

In località Vadue ritrovamenti di reliquie edilizie attribuite alla tomba di Alarico.

Cassano allo Jonio

Grotta di S.Angelo.

Cirella    (di Diamante)

Diamante ha nel suo comprensorio un'entroterra nel quale, ancora oggi, si ergono i ruderi dell'antica Cerillae, a testimonianza di una storia bimillenaria. Cerillae era una fiorente colonia sorta in conseguenza dell'emigrazione dei focesi. La città venne distrutta da Annibale, ma ben presto risorse e successivamente, nonostante le fortificazioni costruite e la torre di avvistamento posta sull' isola omonima, fu definitivamente distrutta nel 1806 dalla flotta Inglese quello che rimane oggi a Cirella è la minima parte dell' enorme patrimonio storico che questa possedeva . Le rovine della vecchia Cirella si possono ammirare su di un colle in una visione panoramica quanto mai suggestiva. I ruderi presentano viuzze, vicoli portici bassi case addossate l'una all'altra con qualche focolare ancora intatto. All'interno della chiesa Madre di S.Nicola Magno si possono intravedere dei dipinti, poco distante c'è la torre campanaria. Ai piedi del colle, i resti archeologici di età romana e la presenza di un tempio romano del III° secolo a.c. costruito in laterizi (forse un mausoleo sepolcrare denominato Pantheon). Numerose sono le chiese che consevano gli affreschi del 1400.

Papasidero    (Grotta del Romito)



Caverna preistorica datata di incisioni rupestri del Paleolitico superiore, prima espressione di arte figurativa in Calabria ; reperti di età epipaleolitica e di età neolitica.


Pietrapaola



Vestigia di insediamento etnico di cavernicoli della prima età del ferro  

Pollino

Grotte eneolitiche alle falde dell'omonimo monte. Età del rame.

Praia a Mare

Grotte della Madonna, vestigia dell'età della pietra e dell'età dei metalli; reliquie dell'età mesolitica; frammenti dell'età dei rame e reperti di età romana.


Sibari



Resti dell'antica Sibaris città della Magna Grecia distrutta dai Crotoniati nel 500 a.c. resti delle colonie di Copia e di Thurii de periodo che va dal 194 a.c. al primo secolo a.c. Le località degli scavi sono Stompi, Casa bianca e Casa del Cavallo. Su di un altura vicino al fiume Coscile c' è la necropoli dell'età dei ferro di Torre Mordillo scoperta nel 1888.



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ITINERARI TURISTICI


Con i suoi 780 Km di costa la Calabria offre una varietà di paesaggi costieri che difficilmente si possono riscontrare in altre regioni dell'Italia peninsulare.


COSTA TIRRENICA
 
 
      

L'itinerario si snoda lungo la riviera tirrenica cosentina e consente la visita di attrezzati centri balneari quali Praia a Mare con l'Isola di Dino, Scalea, la Scogliera di Fiuzzi, San Nicola Arcella, Cirella Marina, Diamante, Belvedere, Sangineto Lido, Cetraro, Guardia Piemontese con le terme luigiane, e tutta la Costa dei Cedri, dotata di spiagge meravigliose e di un entroterra ricco di boschi e radure (Catena costiera).
Superata la marina di Fuscaldo si raggiunge Paola, centro turistico e religioso, patria di San Francesco. La visita al Santuario può rappresentare un'occasione ghiotta per imbattersi in suonatori di strumenti popolari.
Dopo Paola la superstrada tirrenica tocca S. Lucido, le marine di Fiumefreddo, Longobardi, Belmonte e giunge infine ad Amantea. Da Gizzeria Lido incomincia il Golfo di S. Eufemia che bagna la piana di Lamezia Terme con una costa sabbiosa e ampia che termina in prossimità di Pizzo Calabro dove ha inizio la Costa degli Dei (o anche Costa Bella) molto famosa per il susseguirsi di baie, promontori, bianche spiagge e mare cristallino.
Le località balneari della Costa degli dei sono oltre a Pizzo Calabro, Briatico, Zambrone, Parghelia, tropea, Capo Vaticano e Nicotera.

 


Dopo Nicotera con la sua ampia spiaggia sabbiosa troviamo la piana di Gioia Tauro e il grande Terminal Container del Porto di Gioia Tauro, subito dopo ha inizio la Costa Viola con Marina di Palmi, Bagnara Calabra e la leggendaria Scilla. Subito dopo è ubicato il centro abitato di Villa San Giovanni e quindi sulla sponda calabra dello stretto di Messina che continua fino a Reggio Calabria con il suo "più bel chilometro d'Italia" (D'Annunzio), completamente rinnovato.



POLLINO E COSTA IONICA

 
      

La costa jonica cosentina è facilmente raggiungibile mediante l'autostrada SA-RC con l'uscita allo svincolo di Firmo, sia per chi, percorrendo la costa, si porti a Metaponto; da qui il primo paese della Calabria che si incontra è Rocca Imperiale Marina. Ritornando sulla litoranea si incontrano Montegiordano, marima di Roseto Capo Spulico, Amendolara Marina, Trebisacce, Villapiana Lido, Cassano Jonio, conosciuto fin dall'antichità per le sue terme, e Castrovillari, ridente cittadina e importante centro commerciale, Spezzano Albanese, dove si conserva ancora della patria di origine il dialetto ed i costumi tradizionali.

Per saperne di più sul Pollino vai alla pagina La montagna calabrese
 

 
SILA E LAGHI
 
 
 
       

Da Cosenza e attraverso la SS Paola-Crotone si giunge a Camigliatello, rinomata località turistica invernale ed estiva.


Da qui proseguendo sulla SS 107 si giunge a Longobucco, importante centro per la produzione artigiana di tappeti.
Attraverso il valico di Pettina Scura (mt 1708) si giunge a San Giovanni in Fiore, centro importante per l'artigianato tessile. A 5 Km, sulla SS 107 si imbocca il bivio per lorica (mt 1315) importante centro turistico invernale ed estico sul lago Arvo e per Silvana Mansio.

Per saperne di più sulla Sila, vai alla pagina La montagna calabrese
 

 
SIBARI E COSTA JONICA

 
      

All'estremità meridionale della costa Calabra e italiana troviamo la spiaggia di Melito Porto Salvo. Da questo punto geografico in poi la costa Calabra risale verso nord dove si trovano le splendide spiagge di Bova Marina, di Capo Spartivento, di Bovalino Marina, di Siderno e di tutta la Locride, per poi risalire fino a Monasterace, Marina di Badolato, Soverato, Copanello e Catanzaro Lido.
Da Cosenza, attraverso l'autostrada, si arriva a Sibari. La sua vasta pianura racchiude nel suo grembo la leggendaria Sibaris e le sue campagna di scavi, tutt'ora in corso, hanno riportato alla luce una vasta area archeologica (Parco del Cavallo). Da qui scendendo sempre più a sud si giunge alla marina di Schiavonea, a Corigliano Calabro, San Demetrio Corone. Proseguendo ancora sulla SS 106 si raggiunge Rossano, graziosa cittadina ricca di monumenti Bizantini, e Cariati Marina, centro peschereccio e stazione balneare.

 




 

Speciale costa tirrenica

UNICAL: UN CONVEGNO SULL'ARCHEOLOGIA

 
LA CALABRIA TIRRENICA NELL'ANTICHITA'


Il relatore in penombra e un'unica luce puntata alle sue spalle, creavano l'atmosfera tipica  di una rappresentazione teatrale, più precisamente di una tragedia greca visto che egli parlava direttamente al pubblico avvalendosi delle entrate del "coro" (formato dagli altri relatori) fatte di brevi interventi.
Il pubblico in religioso silenzio teneva costantemente gli occhi puntati sulla lavagna luminosa, supporto che si è rilevato indispensabile ai fini di una maggiore comprensione dell'argomento trattato. Argomento non facile l'archeologia. Ma c'è da dire che i termini scientifici, da specialisti per intenderci, sono stati resi accessibili (almeno in parte) dalla bravura dei relatori e dall'ausilio di fotografie e disegni, a volte più eloquenti di mille parole.
L'Aula Magna dell'Università della Calabria, in questi ultimi tempi spesso teatro di  importanti convegni, dibattiti e semirari si è confermata, ancora una volta, luogo d'eccezione per interessanti incontri. Il tema trattato giovedì 23 novembre, ha fatto registrare una nutrita partecipazione di studiosi e appassionati di archeologia ma anche di studenti e docenti di altre facoltà che sono stati attratti dalla buona organizzazione del seminario.
La tavola rotonda su "L'orizzonte protostorico nella documentazione archeologica" era la prima di ben cinque incontri che termineranno sabato 25. Il seminario che ha per titolo "La Calabria tirrenica nell'antichità, nuovi documenti e problematiche storiche" è stato organizzato dall' Università degli Studi della Calabria in collaborazione con l'Istituto per la Storia e l'Archeologia della Magna Grecia di Taranto, la Soprintendenza Archeologica della Calabria e l'Istituto Regionale per le Antichità Classiche e Bizantine di Rossano.
Al tavolo dei relatori, Renato Peroni ha intrattenuto i presenti svolgendo un ottimo ruolo di coordinatore; Fulvia Lo Schiavo, ha fornito interessanti documenti dell'età del ferro dalla Calabria tirrenica e dal suo entroterra; Alessandro Vanzetti, ha parlato della Calabria tirrenica settentrionale durante la protostoria nelle sue caratteristiche proprie e nelle differenze con l'area jonica; Marco Pacciarelli  ha conferito sulle popolazioni della Calabria meridionale tirrenica nell'età dei metalli: le forme di insediamento, facies archeologiche e relazioni transmarine; infine Clara Martinelli ha illustrato i rapporti esistenti tra le isole Eolie e il basso Tirreno durante l'età del Bronzo.
Le documentazioni archeologiche si sono rivelate di enorme importanza per la ricostruzione di una Calabria antica, nei suoi vari aspetti: giuridici, religiosi, economici e di organizzazione sociale....ecc. L'archeologia, nata come classica, cioè greca e romana, è una delle rare materie che racchiude in sè sia l'arte che la scienza: è prorio l'incertezza delle date che imponeva allo storico dell'arte antica una serie di operazioni preliminari di classificazione, di misurazione che un tempo richiedevano una notevole dose di inventiva.
Oggi i metodi di lavoro si avvalgono di  un continuo perfezionamento, le moderne tecniche di datazione permettono di precisare sempre più l'età in cui fiorirono le diverse civiltà. Molto lavoro rimane ancora da fare per rispondere esaustivamente alle problematiche storiche dell'intera Calabria, così come di altre aree, ma la volontà degli studiosi c'è tutta.
La seconda tavola rotonda avrà per tema "Popolamento indigeno e insediamenti greci sul Tirreno dal VII al V sec. a. C.; la terza tavola rotonda tratterà l'argomento "La Calabria tirrenica da Dionisio I° a Pirro"; al quarto appuntamento si parlerà di "Forme della romanizzazione tra II° se. a. C. e III° sec. d. C."; infine il tema che concluderà i lavori sarà "La Calabria tirrenica cristiana e tardo-antica".


                                                               Carlo Grillo

"La Provincia Cosentina",  Anno II N° 318  -  Novembre 2000  pag. 9


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