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Zone e itinerari |
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Consentia
città dei Bruzi, nacque cinque secoli
a.c. sul colle Pancrazio che domina la valle in cui scorre il fiume Crati.
Ai nostri
giorni si compone del nucleo urbano antico ed un altro di più recente
tormaziorie sviluppatosi nella parte bassa della valle.
Nell'antichità
la metropoli dei Bruzi fù conquistata da Alessandro Molosso Re
d'Epiro.
In seguito
alleata di Annibale nella seconda guerra Punica. venne nel 204 A.C.
occupata dai romani che ne fecero tappa importante nei traffici con la Sicilia.
Narra la
leggenda che Alarico Il Re dei Visigoti venne sepolto sotto il fìume
Busento con i tesori provenienti dal saccheggio di Roma.
Dominata più
tardi dai Longobardi e Bizantini, nel 986 vènne devastata dai Saraceni.
In seguito sotto il dominio dei Normanni, Angioini, Aragonesi
e Spagnoli, fù sempre il più importante centro della Calabria
settentrionale.
Rimangono a noi
molte testimonianze, delle varie civiltà susseguitesi nell'arco dei secoli ed è
nostro proposito accompagnarvi in un locale itinerario, visitando quelli che
sono i luoghi che hanno fatto un pò la storia di Cosenza.
Fa da elemento
di congiunzione tra vecchio e nuovo la chiesa di San Domenico passando
sopra il Busento dal ponte di Mario Martire, a sinistra troviamo Corso
Telesio, un tempo fulcro dell'attività economica della città, che ancora
oggi conserva tracce del passato nei portali in pietra. nelle vccchie insegne
dei negozi e nelle artistiche ringhiere dei balconi.
In cima alla
salita troviamo piazza Duomo; costruito nel 1185, consacrato nel 1222 in
presenza di Federico II di Svezia.
Salendo ancora
per Corso Telesio arriviamo in piazza XV Marzo considerata una delle più
belle piazze d'Italia, con al centro il monumento di Bernardino Telesio (
1509-1588).
Illustre
fìlosofo dell'Accademia Cosentina, fondata da Giovan Paolo Parisio.
L'Accademia tutt'ora attiva, ha sede nella stessa piazza. In un edificio che
ospita anche la biblioteca comunale e museo civico.
Ai lati
troviamo il teatro comunale intitolato Alfonso Rendano, il Palazzo della
Prefettura e sul lato meridionale fa da ornamento l'ingresso della Villa
Vecchia con uno splendido giardino.
Alla fine del
nostro giro troviamo in cima al colle Pancrazio il Castello costruito
verso il l000 e completato dagli Aragonesi dai suoi spalti si domina il
meravIglioso panorama della città e dei contrafforti della Sila.
Inoltre
troviamo la Chiesa di San Francesco di Assisi fondata nel 1217 dove
all'interno sono custodite tele del pittore fiammingo Willem Borremans (1705)
racchiuse da cornici barocche, il Pulpito in legno scolpito, del settecento,
l'altare maggiore in stile barocco sul quale spicca un dipinto del seicento
raffigurante Cristo in Croce, degna di nota è pure la sagrestia con soffitto in
legno del XVI sec.
Dal 1978, il
convento è sede del laboratorio di restauro della soprintendenza ai beni
artistici e storici della Calabria, inoltre ospita un importante raccolta di
opere d'arte provenienti da tutta la Calabria.
Il Castello Svevo
Domina il
capoluogo Bruzio, sui 380 mt sul colle Pancrazio, il castello innalzato
dai Saraceni, si pensa sulle rovine della Rocca Bretica.
Rimaneggiato
dopo il 1000 DC dal califfo Arabo Saati, intorno al 1130 venne rinforzato dal
Duca dei Normanni Ruggero II .
Nel 1184 però
fù distrutto dal terremoto e solo verso il 1239 Federico II di Svevia ne
curò la ricostruzione.
Edificato con
blocchi di tufo calcareo provenienti dalle cave di Mendicino e Laurignano, il
castello svevo era a pianta rettangolare e a diversi piani con due torri
quadrangolari e due poligonali agli angoli.
Nell'anno 1433
da fortezza militare, il castello venne adattato a residenza principesca per
ospitare Luigi III d' Angiò con sua moglie Margherita, figlia di Amedeo VIII di
Savoia, più avanti verso la metà dello stesso secolo, durante il dominio degli
Aragonesi, fu anche la dimora di re Alfonso.
Negli anni dei
conflitto AngioinoAragonese venne adibito a zecca per monete d'argento e
rame nonostante gli usi plurimi però, il castello di Cosenza rimaneva ancora nel
1500 uno dei fortilizi militari più importanti della regione. Nel 1540 fu
utilizzata come deposito di armi e munizioni e venne allo stesso inaugurata come prigione.
Nel 1560 vi fu
rinchiuso il pastore calvinista Gian Luigi Pascale, che durante il periodo di
prigionia, scrisse diverse lettere ai Valdesi di Calabria. Dal 1630 ha
inizio la lenta decadenza del castello ad opera dei ripetuti terremoti che ne
rovinarono prima i piani superiori, i baluardi e le torri (1638), e poi le
murature (1659).
Intorno al 1700
fu chiesta in donazione perpetua al Re di Napoli dall' Arcivescovo di Cosenza
Michele Maria Capece Galeotta, per essere adattato a seminario. Restaurato
successivamente da Gioacchino Murat, venne ancora una volta danneggiato
dal terremoto nel 1835. Sotto il governo Borbonico usato nuovamente come
prigione politica dopo l'insurrezione dei 1844.
Vi vennero
incarcerati numerosi patrioti tra i quali Domenico Mauro, Biagio Miraglia e
Tommaso Ortale.
Minato da
ulteriori terremoti (1852-54-70) divenne proprietà del demanio dopo l'unità
d'Italia e nel 1883 fu acquistato dal Comune di Cosenza in un asta pubblica.
Danneggiato nel
1905 dal terremoto venne sottoposto nel corso di questo secolo a vari restauri
che hanno cancellato quasi totalmente le tracce architettoniche dei periodi
Saraceno e Normanno, conservando oggigiorno solo i resti delle strutture Sveva e
Angioina.
Rimangono a noi
un portale tufaceo datato 1743, l'androne coperto da ogive con mensole scolpite
che sorreggono costoloni prismatici, un vasto corridoio detto dei fiordalisi
dallo stemma Angioino inciso sugli archi svevi, i resti delle sale
interne che presentano volte ogivali poggianti su colonnine con capitelli a
fogliame, un salone con volte ad archi acuti alcuni in stile Normanno ed altri
di epoca Sveva, la torre ottagonale dell'ottavo secolo, l'unica
superstite, il piano superiore a cui si accede ad una scalinata seicentesca tra
cui si può avere una vasta panoramica della valle del Crati, dei monti della
Sila e della catena pre-appenninica.
Il Duomo
La Cappella
della Madonna del Pilerio venne eretta in stile Barocco nel 1598 su progetto
di Andrea maggiore di Carrara e completata nelle decorazioni in Marzo da Gennaro
Pesce di Napoli nel 1776 il dipinto d'olio, che dà il nome alla cappella risale
al sec. XV da un ignoto autore, venne ripetutamente restaurato e parzialmente
rifatto verso la fine dei 1700 mentre nel 1854 fu inserito in una cornice
d'argento.
Collocato
sull'altare della cappella, il quadro, è fiancheggiato da
due angeli in marmo reggentiuna corona, scolpiti nel1778 da Giuseppe Sammartino di Napoli databile
1771. Sulle pareti della cappella un dipinto dell'immacolata attribuito a
Luca Giordano e una pala raffigurante lo sposalizio della vergine, di ignoto
meridionale del 1700.
La cappella
dell'arciconfraternita della morte eretta nei primi dei XVII sec, modificata
con stucchi Barocchi nel 1756, ha un altare opera di marmorari Napoletani del
700. Sull'altare è posta la pala raffigurante la Madonna delle Grazie, eseguita
da un locale pittore seicentesco.
Nell' abside
figurano alcune tele del pittore F. Bruno risalente al 1775 Incas sate in una
parete della cappella, ed evidenziate da una lapide, vi sono le ceneri dei
patrioti cosentini del Marzo 1844.
Nel braccio
sinistro del transetto è posto il monumento funebre della Regina Isabella
d'Aragona , morta a Cosenza il 28 Gennaio 1271. Figlia di Giacomo I° e
moglie del Re di Francia Filippo III l'Ardito, cadde da cavallo mentre tornava
con il marito da Tunisi, dove era morto il Santo Re Luigi IX, padre di Re
Filippo.
Il monumento,
privo del corpo della Regina traslato in Francia, fu eseguito nel 1271-72 da
maestranze Francesi. Rinvenuto nel 1891 nel corso di lavori di ripristino, è
costituito da un trittico diviso da colonnine con capitelli a fiori, inserito in
una nicchia ad arco acuto.
Nei tre
compartì sono a sinistra la statua della Regina Elisabetta in ginocchio,
al centro la statua della Vergine col Bambino e a destra la statua
genuflessa di Filippo l'ardito o, secondo alcuni del conte di Neves.
Nell'abside
centrale, dietro l'altare maggiore, vi è una serie di affreschi in tredici
scomparti incassati, collegati da archi acuti con capitelli Corinzi. Vi si
raffigurano i dodici apostoli dipinti nel 1896 da Paolo Vetri e, al centro, la
Madonna Assunta, eseguita da Domenico Morelli. Nella Navata di destra è
collocato un sarcofago marmoreo, scultura del II° sec. a.c. rinvenuto nel
sottosuolo del tempio nel 1935 durante operazioni di ripristino.
Probabile
relitto di una necropoli precristiana preesistente nell'area in cui
sorse l'antica cattedrale, il sarcofago ha su ogni lato un bassorilievo con un
grifo accosciato e sul fronte una scena figurata di caccia al cinghiale
comprendente dieci personaggi.
I resti ossei
contenuti nell'urna sembrano attribuibili ad Enrico VII di Hohenstaufen detto lo
sciancato, figlio di Federico II.
La sagrestia,
costruita dall'Arc. Michele CapeceGaleota nel corso della ristrutturazione
Barocca della Cattedrale, comprendente una porta traforata e una serie di armadi
in noce intagliati nel 1756 da artigiani Roglianesi. Negli armadi si conservano
paramenti sacri decorati del 1500 e del 1700, oltre a reliquiari seicenteschi
calici del 1793 e busti metallici di santi risalenti ai sec. XVII XVIII. Sulla
porta d ingresso, vi è una tela raffigurante lo sposalizio della Madonna,
dipinta nel 1863 da Giovan Battista Santoro.
Il Teatro A. Rendano
Nel 1819
con un decreto dell'intendente Aessandro Mandarino dove prima era situato un
monastero dei gesuiti poi abbandonato (1767), fu costruito un teatro promosso
dal barone Vincenzo Mollo, progettato dall' Ing. Fazio ed eseguito da Vincenzo
De Grazia fu terminato nel 1830 e intitolato a Re Ferdinando di Borbone.
Nel 1850 i
gesuiti, rientrati in città chiesero a Re Ferdinando l'abbattimento del teatro e
la ricostruzione della loro chiesa.
Nel 1853 il
teatro, tranne il pronao templarecon quattro colonne doríche e il frontone in
stile neoclassico, venne demolito, però il Consiglio della Provincia non
concesse il permesso per la ricostruzione della chiesa, così l'edificio demolito
rimase per anni un rudere finchè non venne adattato, dopo la definitiva
soppressione dei Gesuiti, a sede del liceo.
Nel 1877,
sull'area del largo della Prefettura, fu iniziata la ricostruzione dei Teatro
Comunale, finiti i lavori nel 1905 si verificò il crollo del plafond cosa
che ritardò l'inaugurazione che avvenne nel 1909 il 20 ottobre con la
rappresentazione dell'Aida seguita dal Mefistofele e dal Rigoletto. Prestarono
la loro opera decorativa artisti quali Giovanni Diana di Napoli (sala), Enrico
Saffi (soffitto), Paolo Veltri e Domenico Morelli (velario). Intitolato
all'operista Alfonso Rendano nel 1943, durante il conflitto mondiale venne
danneggiato da un incursione aerea in modo grave.
Negli anni del
dopoguerra fu dimora degli sfollati. Nel 1960 ebbe inizio la definitiva
ricostruzione fedele all'impianto del vecchio edificio.
I lavori furono
completati nel 1966, il 7 gennaio 1977 vi fu l'inaugurazione con la
rappresentazione della Traviata. Dal 1977 il teatro A. Rendano è stato
dichiarato con decreto ministeriale teatro di tradizione.
Speciale Via Popilia
A proposito di
preconcetti, cosa fate quando vi viene presentata una persona che dice di
abitare in via Popilia…..storcete il naso, lo guardate dall'alto
in basso, abbozzate un sorriso ironico, o fate finta di niente ma dentro di voi
pensate “deve essere un poveraccio oppure un delinquente”? Se poi vi capita di
dover parcheggiare la macchina in quella via per andare…che ne so, al palazzetto
dello sport o alla Parrocchia di “S. Francesco Nuovo” cosa fate….Chiudete bene
sportelli e bagagliaio, portate con voi stereo, occhiali da sole e cellulare…e,
una volta entrati, uscite ogni cinque minuti a dare un'occhiata? “Certo che in
Via Popilia non ci abiterei per nessuna cosa al mondo” A chi non è mai capitato
di imbattersi in simili esclamazioni? Non sono pochi a pensare (ahimè) che in
Via Popilia rubano negli appartamenti, tagliano le gomme, sfilano le borsette,
sparano con facilità….e tutto ciò, solo in via Popilia.
Certo, i fatti
di cronaca a volte incoraggiano queste tesi ma i lettori attenti sanno che
eventi più o meno simili avvengono (ancora ahimè) dappertutto. Perché
colpevolizzare solo questa via sfortunata? Perché sfortunata? Perché qui abita
gente che aveva bisogno di un'abitazione dignitosa. Non dimentichiamo che la
stramaggioranza degli abitanti di Via Popilia proviene dal centro storico,
quando di storico non c'era niente ma solo e soltanto degrado visibile e
annusabile. Molti abitavano in stanze umide e tetre in stretti vicoli bui, con
servizi igienici molto precari e in situazioni di promiscuità. Poi
l'assegnazione delle case comunali e una situazione che migliora a vista, ma
anche un grande marchio stampato sulla fronte: “Gente di Via Popilia”. Gente che
è stata volontariamente ghettizzata e non integrata nel tessuto sociale e urbano
della città, altrimenti non si spiega come mai hanno costruito le case in fila,
tutte uguali e tutte concentrate nella stessa area. L'idea di “quartiere
popolare” evidentemente è piaciuta e piace ancora a chi ha sempre l'indice
puntato verso qualcuno o qualcosa, forse per scaricare le proprie colpe o
semplicemente frustrazioni.
Ma la medaglia,
come si sa, ha due facce, perché non proviamo (anche solo per gioco) a dire che
gli abitanti di Via Popilia sono dei privilegiati? Se c'immergiamo nella storia
dell'antica viabilità vediamo che già Strabone (64 a.C. - 24 d.C.) nel sesto
libro della Geografia afferma: “C'è poi una terza strada che parte da Reggio,
passa attraverso i territori dei Bretti, dei Lucani e dei Sanniti e arriva in
Campania, dove si ricongiunge alla Via Appia. Questa strada passa attraverso i
Monti Appennini ed è più lunga di tre o quattro giorni rispetto a quella che
parte da Brindisi”. Il riferimento è a Via Popilia o Via Aquilia, così chiamata
perché ne iniziò la costruzione il console P. Popilio e fu poi completata dal
console M. Aquilio Gallo. La costruzione della Via Popilia fu iniziata dal primo
nel 182 a. C. e fu portata a termine dal secondo nel 134 a. C. La storia romana,
dunque, è passata anche da Via Popilia, la via che ora tutti detestano,
diventando un pò anche storia nostra, dei nostri avi. Oggi non vi è nessun'impronta
materiale del glorioso passato, i nostri predecessori non sono stati in grado di
preservare l'inestimabile valore storico, ma noi sforziamoci di avere rispetto
di quelle impressioni che solo antichi luoghi regalano.
Carlo Grillo
"La Provincia Cosentina",
Anno V N° 293 - 25 Ottobre 2003
Oltre 20 000 abitanti, a
mt 720 sul livello del mare,
Acri
sorge sui contrafforti nord-orientali
della Sila Il suo nome, infatti deriva dal Greco "Akra' (vetta di monte).
Secondo alcuni sarebbe l' antica “Pandosia” mentre per altri, sarebbe
sorta tra le rovine di "Acheruntia". Fondata al tempo dei Bruzi, ha avuto
notevole rilevanza nel medioevo anche per le attività che vi svolgevano gli
ebrei.
Diversi gli appuntamenti
da non perdere. La festa del Patrono Beato Angelo (30 di Ottobre).
Il mercato del bestiame
ogni sabato e domenica. Molto interessante da visitare:
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Il Castello (sec XV), quello che resta dei Muraglioni. |
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La Chiesa di S Francesco di Paola. |
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La Chiesa dei Domenicani con portale cinquecentesco e altare in stile barocco. |
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La Chiesa di S. Nicola (sec. XV). |
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La Chiesa del Beato Angelo (sec.XVIII). |
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Chiesa di S. Maria Maggiore di costruzione medievale rifatta nel 1700. |

Situato 9 km da Cosenza a
500 mt. sul livello del mare sorge Mendicino. Le origini sono incerte secondo
alcuni storici si potrebbe identificare con l'antica "Pandosia"
capitale degli Enotri. Mendicino conserva un notevole patrimonio artistico e
culturale custodito nelle diverse chiese che si trovano nel suo territorio. I
quartieri più antichi sono "Castello" e "Pilacco". Castello conserva
antichi ruderi tra cui un arco, antico accesso al paese. Caratteristici i 132
gradini, scavati nella roccia, che conducono alla "Torre dell'orologio" che
domina su tutto il paese. A Pilacco si trova l'antico "Palazzo del Gaudio" oggi
Campagna (1780) costruita con pietre di tufo lavorate a mano dagli scalpellini
locali.
Sorge a 20 Km da Cosenza a
m t 470 (s.l.m.) ha una densità di popolazione di 15000 unità c.a. Ubicata nella
zona di Montalto Uffugo vi era l'antica Aufugum edificata dagli Ausoni
che a $eguito della emigrazione dei coloni greci dalla Magna Grecia subì
l'influenza ellenica divenendo una importante città della confederazione
Brettica Conquistato dai Romani l'abitato fù trasferito sulle colline la dove è
l'attuale Montalto divenne nel 1100 dominio dei Normanni e vi si insediarono in
seguito anche Ebrei, Valdesi, Albanesi Il primo Gennaio 1489 Ferdinando 1°
D'Aragona dichiarò Montalto "Città" L'11 Giugno vi si consumò l'eccidio dei
Valdesi vi hanno operato l'accademia Montaltina (1617) fondata dal medico
filosofo Francesco Foscarini, l'accademia degli inculti (1701) dal Carmelitano
Elia D'Amato con l'unificazione dell'ltalia al nome Montalto fu aggiunto "Uffugo".
Comune ricco di tradizioni
storiche ricordato tra gli altri da Tito Livio, per un fatto accaduto nel centro
storico di Montalto il musicista napoletano Ruggero Leoncavallo, che vi passò la
sua infanzia si spirò per la famosa opera Lirica "I Pagliacci", da Visitare la
Madonna della serra, costruita nel Medioevo, la chiesa di S Francesco da Paola
ed il convento dei Minimi costruito nel secolo XVI che custodisce l'unico
ritratto originale del santo; la chiesa di S. Domenico (sec 400-600) che
conserva una facciata barocca, la chiesa di SAntonio che custodisce un'Altare
Maggiore attribuito a Domenico e Maurizio Ofras, il Monastero di S.Chiara
realizzato alla fine del 1500 conserva una pregevole pala dell'altare a 4
colonne, nella chiesa di S.Giacomo (sec XVI) si conservono le statue dei Misteri
opera dello scultore Italo-Albanese Michele Trotta di SBenedetto Ullano che il
sabato Santo vengono portate in processione per le vie della città.
E' il centro più
importarite della riviera dei cedri. Conta circa 15.000 abitanti. Fondata
probabilmente dagli Enotri Paola fu chiamata Patik, poiché era divenuta
dimora di famosi artisti del tempo.
Infeudata ai Fuscaldo
appartenne poi ai molteplici feudatari fino a quando verso la fine del sec. XV
le fu concesso il titolo di città da Alfonso II D'Aragona. Subì gravi danni
durante le invasioni dei Turchi che nel 1554 devastarono anche il convento. Il
destino della città è legato soprattutto alla figura di San Francesco di Paola
vissuto fra il 1416 e il 1507 e famoso in tutto il mondo.
Il Santuario di San
Francesco è senza dubbio il monumento più significativo di Paola. Esso risale al
1595 ed ospita le reliquie del Santo. La facciata della chiesa e di linee
rinascimentali e barocche. L'interno cui si accede per un portale
quattrocentesco è a due navate asimmetriche. Il ciostro ha volte crociera e
conserva affreschi dell'epoca. Un ampio fabbricato settecentesco, alla destra
della basilica. custodisce la biblioteca.
E' consigliato il giro dei
miracoli, un itinerario sui luoghi che ricordano gli interventi miracolosi di
San Francesco nei dintorni del Santuario. C'è il macigno pendulo bloccato in
bilico dal Santo mentre precipitava, la fornace dove San Francesco fece
risorgere dalle fiamme il proprio agnello Martino, la sorgente fatta scaturire
dalla roccia. Nel centro storico ci sono poi altre interessanti chiese.

La
chiesa della Madonna di Montevergine con l'arco di San Francesco, la chiesa del
Rosario, la chiesa Matrice, la chiesa di San Franceschiello che ha un bel
portale in arenaria, la chiesa di Santa Caterina con portale del 1493 e infine
la casa natale del Santo, in piazza XXIV Maggio, ora trasformata in chiesa.
Degni di nota i ruderi del
castello aragonese con una torre cilindrica e una torre costiera dei secolo XVI
.
La Chiesa della Madonna
delle Grazie, dall'aspetto esterno quasi di torre colonica, è posta a ridosso di
una collina ubertosa e pittoresca. Già l'Adami, in un suo studio sui monumenti
di Rogliano, occupandosi della detta Chiesa, scriveva: “la Chiesa della
Madonna delle Grazie (Camino) con quelle semplici forme architettoniche della
porta e dei finestrori in tufo, venne costruita nel 1611 secondo il Morelli, nel
1569 secondo l'Andreotti”. Sembra, a quando narra Il Morelli, che al posto
di questa Chiesa esistesse una volta l'antichissima Chiesa di S. Sofia, ed
Infatti nell'altare maggiore fu ritrovato un marmo con l'iscrizione “Bert"
(del Brezi ) e caratteri greci furono rinvenuti sul portale. L'esterno non ha
nulla di notevole, solo un finestrone in tufo: ma basta entrare per rimanere
estasiati, attualmente la Chiesa è stata restaurata ed è chiusa, l'altare tutto
in legno scolpito, rifulge in tutta la sua magnificenza, lavoro di precisione e
tecnica dei sec. XVII, contrastante nel sua fulgido oro con la semplicità
architettonica e con la ristrettezza del luogo. E dall'alto, armoniosamente
scolpito a cassettoni curvilinei, con pregevoli modanature in oro zecchino, Il
soffitto ligneo si curva quasi a racchiudere dentro Ia volta il sogno del
visitatore. Questi è il pregio maggiore di tutta la Chiesa, in questo soffitto
in cui artisti del '600 profusero tutti i tesori della loro tecnica, su cui
sembrano realizzati i sogni dei più audaci intagliatori del legno di Rogliano.
Nel mezzo del soffitto, come anche nel quadro dell'altare maggiore, l'immagine
della Vergine SS. , scolpita con invidiabile precisione di dettagli, sembra
stendere li suo manto di protezione sugli oranti, mentre tutto intorno a lei si
svolge in ricche volute dorate che sembrano fare del legno il più malleabile dei
più preziosi metalli.

Icona Acheropita
Acheropita, significa dal
greco “non dipinta da mano umana”. Narra la leggenda,che Filippico I, mandato
dall'Imperatore Maurizio a costruire a Rossano una Chiesa alla Madre di Dio, si
accorse un giorno del dipinto apparso per miracolo sul muro della Chiesa. Lo
stile del dipinto è tipicamente Bizantino e viene conservato al centro della
Cattedrale in una sfarzosa cappella costruita tra il XV e il XVIII secolo.
La Cattedrale
La Cattedrale è cosiituita
da un primo nucleo di epoca Bizzantina arricchito nel corso dei secoli da
diversi elementi gotico - angioini. La struttura a tre navate persenta vari
elementi notevoli per stile : tele dei secoli XII e XIII, Pulpito del secolo
XVIII, Altare dell'Acheropita di fine secolo XV, porta piccola del secolo XV. Si
fanno notare, diverse strutture marmoree di epoche varie, il tetto ligneo
risalente al XVII secolo e un organo a canne dei 1622. Restano del periodo
Bizantino due colonnine esterne al portale laterale e l'icona della Madonna
Achiropita.
Campana
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Canna
Reperti, d'età classica
sulla collina Santojanni.
Carolei
In località Vadue
ritrovamenti di reliquie edilizie attribuite alla tomba di Alarico.
Cassano allo Jonio
Grotta di S.Angelo.
Cirella
(di Diamante)
Diamante ha nel suo
comprensorio un'entroterra nel quale, ancora oggi, si ergono i ruderi
dell'antica Cerillae, a testimonianza di una storia bimillenaria. Cerillae era
una fiorente colonia sorta in conseguenza dell'emigrazione dei focesi. La città
venne distrutta da Annibale, ma ben presto risorse e successivamente, nonostante
le fortificazioni costruite e la torre di avvistamento posta sull' isola
omonima, fu definitivamente distrutta nel 1806 dalla flotta Inglese quello che
rimane oggi a Cirella è la minima parte dell' enorme patrimonio storico che
questa possedeva . Le rovine della vecchia Cirella si possono ammirare su di un
colle in una visione panoramica quanto mai suggestiva. I ruderi presentano
viuzze, vicoli portici bassi case addossate l'una all'altra con qualche focolare
ancora intatto. All'interno della chiesa Madre di S.Nicola Magno si possono
intravedere dei dipinti, poco distante c'è la torre campanaria. Ai piedi del
colle, i resti archeologici di età romana e la presenza di un tempio romano del
III° secolo a.c. costruito in laterizi (forse un mausoleo sepolcrare
denominato Pantheon). Numerose sono le chiese che consevano gli affreschi
del 1400.
Papasidero (Grotta
del Romito)

Caverna preistorica datata
di incisioni rupestri del Paleolitico superiore, prima espressione di arte
figurativa in Calabria ; reperti di età epipaleolitica e di età neolitica.
Pietrapaola

Vestigia di insediamento
etnico di cavernicoli della prima età del ferro
Pollino
Grotte eneolitiche alle
falde dell'omonimo monte. Età del rame.
Praia a Mare
Grotte della Madonna,
vestigia dell'età della pietra e dell'età dei metalli; reliquie dell'età
mesolitica; frammenti dell'età dei rame e reperti di età romana.
Sibari

Resti dell'antica Sibaris
città della Magna Grecia distrutta dai Crotoniati nel 500 a.c. resti delle
colonie di Copia e di Thurii de periodo che va dal 194 a.c. al primo secolo a.c.
Le località degli scavi sono Stompi, Casa bianca e Casa del Cavallo. Su di un
altura vicino al fiume Coscile c' è la necropoli dell'età dei ferro di Torre
Mordillo scoperta nel 1888.
Con i suoi 780
Km di costa la Calabria offre una varietà di paesaggi costieri che
difficilmente si possono riscontrare in altre regioni dell'Italia peninsulare.


L'itinerario si snoda lungo la riviera tirrenica cosentina e consente la visita di
attrezzati centri balneari quali Praia a Mare con l'Isola di Dino, Scalea, la
Scogliera di Fiuzzi, San Nicola Arcella, Cirella Marina, Diamante,
Belvedere, Sangineto Lido, Cetraro, Guardia Piemontese con le terme luigiane, e tutta la Costa dei Cedri,
dotata di spiagge meravigliose e di un entroterra ricco di boschi e radure
(Catena costiera).
Superata la
marina di Fuscaldo si raggiunge
Paola, centro turistico e religioso, patria di San Francesco. La
visita al Santuario può rappresentare un'occasione ghiotta per imbattersi in
suonatori di strumenti popolari.
Dopo Paola la
superstrada tirrenica tocca S. Lucido, le marine di Fiumefreddo, Longobardi,
Belmonte e giunge infine ad Amantea. Da Gizzeria Lido incomincia il Golfo di S.
Eufemia che bagna la piana di Lamezia Terme con una costa sabbiosa e ampia che
termina in prossimità di Pizzo Calabro dove ha inizio la Costa degli Dei (o
anche Costa Bella) molto famosa per il susseguirsi di baie, promontori, bianche
spiagge e mare cristallino.
Le località
balneari della Costa degli dei sono oltre a Pizzo Calabro, Briatico, Zambrone,
Parghelia, tropea, Capo Vaticano e Nicotera.
Dopo Nicotera
con la sua ampia spiaggia sabbiosa troviamo la piana di Gioia Tauro e il grande
Terminal Container del Porto di Gioia Tauro, subito dopo ha inizio la Costa
Viola con Marina di Palmi, Bagnara Calabra e la leggendaria Scilla. Subito dopo
è ubicato il centro abitato di Villa San Giovanni e quindi sulla sponda calabra
dello stretto di Messina che continua fino a Reggio Calabria con il suo "più bel
chilometro d'Italia" (D'Annunzio), completamente rinnovato.

La costa
jonica cosentina
è facilmente raggiungibile mediante l'autostrada SA-RC con
l'uscita allo svincolo di Firmo, sia per chi, percorrendo la costa, si porti a
Metaponto; da qui il primo paese della Calabria che si incontra è Rocca
Imperiale Marina. Ritornando sulla litoranea si incontrano Montegiordano, marima
di Roseto Capo Spulico, Amendolara Marina, Trebisacce, Villapiana Lido, Cassano
Jonio, conosciuto fin dall'antichità per le sue terme, e Castrovillari, ridente
cittadina e importante centro commerciale, Spezzano Albanese, dove si conserva
ancora della patria di origine il dialetto ed i costumi tradizionali.
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più sul
Pollino vai alla pagina
La montagna calabrese
Da Cosenza e attraverso la SS Paola-Crotone si giunge a Camigliatello, rinomata località turistica invernale ed estiva.
Da qui
proseguendo sulla SS 107 si giunge a Longobucco, importante centro per la
produzione artigiana di tappeti.
Attraverso il
valico di Pettina Scura (mt 1708) si giunge a San Giovanni in Fiore, centro
importante per l'artigianato tessile. A 5 Km, sulla SS 107 si imbocca il bivio
per lorica (mt 1315) importante centro turistico invernale ed estico sul lago
Arvo e per Silvana Mansio.
Per saperne di più sulla
Sila, vai alla pagina
La montagna calabrese

All'estremità
meridionale della costa Calabra e italiana troviamo la spiaggia di Melito Porto
Salvo. Da questo punto geografico in poi la costa Calabra risale verso nord dove
si trovano le splendide spiagge di Bova Marina, di Capo Spartivento, di Bovalino
Marina, di Siderno e di tutta la Locride, per poi risalire fino a Monasterace,
Marina di Badolato, Soverato, Copanello e Catanzaro Lido.
Da Cosenza,
attraverso l'autostrada, si arriva a Sibari. La sua vasta pianura racchiude nel
suo grembo la leggendaria Sibaris e le sue campagna di scavi, tutt'ora in corso,
hanno riportato alla luce una vasta area archeologica (Parco del Cavallo). Da
qui scendendo sempre più a sud si giunge alla marina di Schiavonea, a Corigliano
Calabro, San Demetrio Corone. Proseguendo ancora sulla SS 106 si raggiunge
Rossano, graziosa cittadina ricca di monumenti Bizantini, e Cariati Marina,
centro peschereccio e stazione balneare.
Speciale costa
tirrenica
Il relatore in
penombra e un'unica luce puntata alle sue spalle, creavano l'atmosfera tipica
di una rappresentazione teatrale, più precisamente di una tragedia greca visto
che egli parlava direttamente al pubblico avvalendosi delle entrate del "coro"
(formato dagli altri relatori) fatte di brevi interventi.
Il pubblico in
religioso silenzio teneva costantemente gli occhi puntati sulla lavagna
luminosa, supporto che si è rilevato indispensabile ai fini di una maggiore
comprensione dell'argomento trattato. Argomento non facile l'archeologia.
Ma c'è da dire che i termini scientifici, da specialisti per intenderci, sono
stati resi accessibili (almeno in parte) dalla bravura dei relatori e
dall'ausilio di fotografie e disegni, a volte più eloquenti di mille parole.
L'Aula Magna
dell'Università della Calabria, in questi ultimi tempi spesso teatro di
importanti convegni, dibattiti e semirari si è confermata, ancora una volta,
luogo d'eccezione per interessanti incontri. Il tema trattato giovedì 23
novembre, ha fatto registrare una nutrita partecipazione di studiosi e
appassionati di archeologia ma anche di studenti e docenti di altre facoltà che
sono stati attratti dalla buona organizzazione del seminario.
La tavola
rotonda su "L'orizzonte protostorico nella documentazione archeologica"
era la prima di ben cinque incontri che termineranno sabato 25. Il seminario che
ha per titolo "La Calabria tirrenica nell'antichità, nuovi documenti e
problematiche storiche" è stato organizzato dall' Università degli Studi della
Calabria in collaborazione con l'Istituto per la Storia e l'Archeologia della
Magna Grecia di Taranto, la Soprintendenza Archeologica della Calabria e
l'Istituto Regionale per le Antichità Classiche e Bizantine di Rossano.
Al tavolo
dei relatori, Renato Peroni ha intrattenuto i presenti svolgendo un ottimo
ruolo di coordinatore; Fulvia Lo Schiavo, ha fornito interessanti documenti
dell'età del ferro dalla Calabria tirrenica e dal suo entroterra; Alessandro
Vanzetti, ha parlato della Calabria tirrenica settentrionale durante la
protostoria nelle sue caratteristiche proprie e nelle differenze con l'area
jonica; Marco Pacciarelli ha conferito sulle popolazioni della Calabria
meridionale tirrenica nell'età dei metalli: le forme di insediamento, facies
archeologiche e relazioni transmarine; infine Clara Martinelli ha illustrato i
rapporti esistenti tra le isole Eolie e il basso Tirreno durante l'età del
Bronzo.
Le
documentazioni archeologiche si sono rivelate di enorme importanza per la
ricostruzione di una Calabria antica, nei suoi vari aspetti: giuridici,
religiosi, economici e di organizzazione sociale....ecc. L'archeologia, nata
come classica, cioè greca e romana, è una delle rare materie che racchiude in sè
sia l'arte che la scienza: è prorio l'incertezza delle date che imponeva allo
storico dell'arte antica una serie di operazioni preliminari di classificazione,
di misurazione che un tempo richiedevano una notevole dose di inventiva.
Oggi i
metodi di lavoro si avvalgono di un continuo perfezionamento, le moderne
tecniche di datazione permettono di precisare sempre più l'età in cui fiorirono
le diverse civiltà. Molto lavoro rimane ancora da fare per rispondere
esaustivamente alle problematiche storiche dell'intera Calabria, così come di
altre aree, ma la volontà degli studiosi c'è tutta.
La seconda
tavola rotonda avrà per tema "Popolamento indigeno e insediamenti greci sul
Tirreno dal VII al V sec. a. C.; la terza tavola rotonda tratterà l'argomento
"La Calabria tirrenica da Dionisio I° a Pirro"; al quarto appuntamento si
parlerà di "Forme della romanizzazione tra II° se. a. C. e III° sec. d. C.";
infine il tema che concluderà i lavori sarà "La Calabria tirrenica cristiana e
tardo-antica".
Carlo Grillo
"La Provincia Cosentina",
Anno II N° 318 - Novembre 2000 pag. 9
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